May 17, 1999

articolo: "Due anni dopo – nessuna ricostruzione a Nahr al-Bared"

2009-05-17
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Circa due anni fa, era scoppiato un combattimento tra l'esercito libanese e il gruppo di militanti Fatah al-Islam nel campo profughi palestinesi di Nahr al-Bared, nel Libano del Nord. La battaglia, durata tutta l'estate, si era conclusa nel settembre del 2007 e il campo era totalmente distrutto - e le macerie stavano a indicare che la distruzione era stata sistematica, con tutta probabilità eseguita dall'esercito libanese. Dopo molti ritardi, il nucleo centrale del campo, sotto mandato ONU – il cosiddetto “campo vecchio” è stato nel frattempo sgomberato da circa 600.000 metri di macerie. Tuttavia, la ricostruzione non è iniziata e i residenti non possono accedere al campo vecchio, il cui accesso è controllato dall'esercito libanese, e i rifugiati spostati sono sempre più risentiti.

Il 9 marzo 2009, le autorità responsabili della ricostruzione di Nahr al-Bared hanno partecipato ad una cerimonia che doveva servire a mettere a tacere le critiche e a offrire ai media libanesi e stranieri l'apparente garanzia che il campo sarebbe stato ricostruito. Sotto la protezione dell'esercito libanese, Khalil Makkawi, presidente del Comitato per il Dialogo Libano-Palestinese (LPDC), Abbas Zaki, Rappresentante della Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) in Libano, il Ministro dell'Informazione libanese, Tarek Mitri; e Karen AbuZayd, Commissario generale dell'agenzia ONU per i rifugiati palestinesi (UNRWA), sono stati accompagnati dentro il campo. Nel corso della cerimonia è stata posata la prima pietra per la ricostruzione di Nahr al-Bared, è stata biasimata la mancanza dei finanziamenti da parte dei paesi donatori e sono state pronunciate vuote parole di circostanza. Non è stato fatto cenno ad argomenti delicati, come ad esempio l'assedio del campo da parte dell'esercito. Gli ex residenti del campo sono stati rinchiusi dietro recinti di filo spinato, mentre i soldati libanesi li tenevano tranquilli. Quando tentò di penetrare nella zona chiusa, la folla è stata picchiata e respinta dai soldati che hanno anche fatto uso di un veicolo corazzato di trasporto truppe.

Ad oltre due mesi dalla cerimonia il campo vecchio di Nahr al-Bared's non ha ancora visto nessun lavoro di ricostruzione. Secondo il Piano Generale Preliminare predisposto congiuntamente dal Comitato Azione Civile e Studi per la Ricostruzione di Nahr al-Bared (NBRC), costituito da appartenenti alla comunità, e l'UNRWA, la ricostruzione avrebbe dovuto iniziare entro maggio 2009. Dal momento che i rifugiati hanno la proibizione di accedere alla zona, hanno cominciato a circolare varie storie a proposito del destino della prima pietra del campo vecchio. Alcuni dicono che la pietra è stata rubata il giorno dopo la cerimonia, altri affermano che è stata distrutta. La lentezza dello sgombero dell'area e il fatto che la ricostruzione non sia ancora iniziata rafforza i dubbi delle persone dislocate di poter mai far ritorno al loro campo. Mahmoud, un giovane musicista, spiega "Ogni pochi mesi vengono fornite nuove scuse per giustificare i ritardi. Prima si è accusata la mancanza di macchine da costruzione, poi si è affermato che c'erano ancora troppi ordigni inesplosi fra le macerie, e infine sembra che sia la scoperta di antichi pilastri ad impedire i lavori." Molti dei rifugiati pensano che il campo non verrà mai ricostruito. Salim, un giovane calzolaio, si chiede "Perché mai hanno hanno distrutto il campo? Non penso che l'abbiano fatto per ricostruirlo!"

Il 13 maggio, un auto fornita di altoparlanti e condotta da sostenitori del partito di Fatah ha annunciato la visita del rappresentante dell'OLP, Abbas Zaki. Khaled, un negoziante della località Corniche del campo nuovo, che non è sotto mandato ONU, è rimasto a guardare in silenzio. Appena la macchina è passata ha detto: “Guarda, Abbas Zaki viene a raccontarci bugie. Vuole attutire la rabbia della gente per evitare pesanti proteste all'approssimarsi del secondo anniversario della guerra". Khaled ha aggiunto che non avrebbe assistito al discorso di Zaki, dato che era convinto che sarebbe stato pieno di menzogne e vuote promesse e che a lui non sarebbe stata offerta l'opportunità di parlare.
Il giorno dopo, il convoglio di Zaki è arrivato al margine sud di Nahr al-Bared. Il luogo scelto per il discorso era un edificio esterno al campo. I residenti del campo sono convinti che questa decisione sia stata deliberatamente presa dopo la cerimonia della posa della prima pietra a marzo, quando qualcuno dei presenti alla cerimonia aveva scagliato insulti contro Zaki ed egli era uscito attraverso l'uscita sud del campo, per evitare l'assembramento di gente adirata raccolta all'accesso a nord.

Zaki, nel suo discorso, ha parlato di unità palestinese, del nuovo governo in Israele, e di molte altre questioni, destinate a conquistare il sostegno dei presenti (la gente era in massima parte costituita da sostenitori di Fatah). Però non ha quasi neppure parlato di Nahr al-Bared. Dopo il discorso di Zaki, i ai presenti è stata data la facoltà di porre domande e ne è seguito il caos. Le guardie del corpo di Zaki lo hanno velocemente circondato e ai presenti è stato richiesto di formulare le domande per iscritto. Alcuni dei residenti, sconvolti dalla loro situazione, si sono convinti che questo fosse un tentativo di tacitare il dissenso.

La massima parte delle domande riguardava l'assedio e la ricostruzione del campo, la disoccupazione, e la situazione dei rifugi temporanei, che i residenti chiamano “baracche” Uno dei residenti è riuscito a rivolgersi a Zaki verbalmente, dicendo “Non vogliamo migliorie nelle “baracche”: non vogliamo proprio le baracche”. Dopo aver risposto ad alcune questioni, il convoglio di Zaki è ripartito – senza aver neppure visitato il campo.

I membri delle altre due principali fazioni dell'OLP, il Fronte Democratico per la Liberazione della Palestina e il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, erano presenti durante il discorso e sono rimasti in silenzio per dimostrare l'unità all'interno dell'OLP. Nelle strade, tuttavia, nessuno ha tenuto a freno la lingua. Nei commenti su Zaki era inclusa in genere qualcuna di queste parole: “bugiardo”, “traditore”, o “maiale”.

Il Comitato dei Residenti di Nahr al-Bared hanno organizzato una manifestazione il giorno dopo la visita di Zaki. Benché relativamente poco strutturato, il gruppo è piuttosto attivo ed è stato creato proprio in reazione all'inattività del Comitato Popolare del campo (che è costituito solo di delegati dei principali partiti dell'OLP).

La marcia di protesta è cominciata dopo la preghiera del Venerdì alla moschea al-Quds e si è diretta lungo le postazioni dell'esercito al confine del campo vecchio verso un sito di costruzione situato nella parte sud del campo. Al sito l'UNRWA spianava un altro pezzo ancora di terra e si stava preparando la costruzione della quinta unità di rifugi temporanei. I manifestanti, nei loro cori, chiedevano il ritorno al campo vecchio e la fine dell'assedio a Nahr al-Bared e l'abolizione del sistema di permessi dell'esercito libanese che controllava il movimento da e per il campo.

Durante la marcia, Sheikh Ismail Abu Ibrahim, il giovane imam della moschea di al-Quds,e un portavoce del comitato dei residenti, conosciuto come Abu Tayyeb, hanno richiesto la fine immediata della costruzione di nuove baracche finché la ricostruzione del campo veniva rimandata. Abu Tayyeb inoltre ha criticato la corruzione e il nepotismo implicati nel processo di ricostruzione ed ha chiesto retoricamente: “Perché mai la ricostruzione del campo è stata continuamente rimandata?”. La risposta implicità era che le autorità libanesi non intendevano affatto ricosctruire il campo. Dinanzi alla gente assiepata ha affermato “La posa della prima pietra e la cerimonia non sono state altro che una menzogna!”

L’articolo originale in lingua inglese di Ray Smith, un attivista del collettivo anarchico a-films, qui su Electronic Intifada.